SUSHIN

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SUSHIN - SUstainable fiSH feeds INnovative ingredients è un progetto triennale che punta alla ricerca di nuovi ingredienti da utilizzare nei mangimi per le principali specie ittiche allevate in Italia.  L’obiettivo è di migliorare l’alimentazione con l’introduzione di diete innovative per branzino, orata e trota.
Tra i tanti progetti in corso che vedono la partecipazione dell'Università Politecnica delle Marche, SUSHIN è stato selezionato per essere presentato alla giornata "UniStem Day" di Ancona il 22 marzo. UniStem Day è una manifestazione, organizzata dal Centro UniStem (Univ. degli Studi di Milano), che si svolge in 15 paesi del mondo. Il progetto è stato presentato dal prof. Ike Olivotto agli oltre 700 studenti delle scuole superiori che hanno partecipato all'evento.
La Mostra dell'Agricoltura di Trento è un appuntamento molto atteso per migliaia di trentini (e non solo) che ogni anno la visitano; il 16 e 17 marzo si è svolta la 73a edizione. Nell'ambito dell'evento "Mangiando s'impara", il pubblico ha potuto gustare, in diversi appuntamenti nei due giorni, molti prodotti del territorio, accompagnati da un commento divulgativo relativo ai cibi magistralmente preparati dall'Istituto di Formazione Professionale Alberghiero di Rovereto. Tra questi, in occasione di una pietanza a base di trota, Filippo Faccenda (Fondazione Mach di S. Michele allìAdige) ha avuto modo di illustrare ai commensali anche gli aspetti del progetto SUSHIN di maggior presa per il pubblico.

Aquafarm è un evento internazionale di due giorni dedicato e riservato agli operatori del settore dell’acquacoltura sostenibile euro-mediterranea. Si è svolta a Pordenone il 13 e 14 febbraio 2019 la terza edizione di questa importante manifestazione e ricercatori e tecnici che lavorano al progetto SUSHIN erano presenti con una variegata delegazione (Università di Udine, Università Politecnica delle Marche,  Fondazione Edmund Mach, CREA, ISPRA). Una conferenza in programma è stata dedicata al progetto Sushin: "Il progetto Sushin: che ne pensano ambiente e consumatori dei nuovi ingredienti dei mangimi per pesci?" (relatori: Federico Nassivera, Università di Udine, e Silvia Maiolo - Università Ca’ Foscari di Venezia, con partecipazione di Emilio TIbaldi (Università di Udine). 

I relatori hanno discusso di come la sempre più ridotta disponibilità di farina e olio di pesce abbia spinto il gruppo di ricerca di 7 enti (oltre a quelli già nominati: Università di Firenze e Ist. Zoprofilattico di Abruzzo e Molise) a proporre ad Ager un progetto sulle nuove formulazioni mangimistiche per il settore ittico. Fra le varie alternative oggetto di indagine, sono stati valutati anche dei mangimi sperimentali nei quali gli insetti hanno sostituito la tradizionale farina di pesce. I primi risultati ottenuti, hanno argomentato i relatori, sembrano essere decisamente incoraggianti, sia sotto il profilo nutrizionale che sotto quello della eco-sostenibilità. L’utilizzo di uno strumento di analisi molto potente, l'Analisi del Ciclo di Vita (Life Cycle Assessment - LCA), ha infatti permesso di quantificare le ricadute sull’ambiente derivanti dall’intero processo di produzione della farina di insetti e ha mostrato come questo prodotto presenti performance superiori a molte alternative proteiche presenti oggi in commercio.

Tuttavia, malgrado i numerosi vantaggi sul piano ambientale, nel mondo occidentale, è stata rilevata ancora una scarsa accettazione da parte dei consumatori, scettici sull’effettiva qualità di un pesce allevato non con mangimi tradizionali ma con prodotti aventi come principale fonte proteica proprio gli insetti. Fra gli obiettivi del progetto SUSHIN è dunque presente anche un’indagine sulla propensione al consumo di pesci allevati con questi mangimi alternativi, intervistando un campione di giovani italiani, i consumatori del futuro.

Presentati i risultati del primo anno di attività: i ricercatori del CREA hanno sperimentato, insieme ad altre materie prime sottoutilizzate, una farina ottenuta dal crostaceo

(Sabaudia, 13 Febbraio 19)

Sono stati presentati i risultati relativi al primo anno di attività del progetto SUSHIN, "SUstainable fiSH feeds INnovative ingredients", che ha visto impegnati i ricercatori del Centro di Zootecnia e Acquacoltura del Consiglio per la ricerca in agricoltura e analisi dell'economia agraria (CREA), in collaborazione con l'Ente Parco Nazionale del Circeo e il Reparto Carabinieri per la Biodiversità di Fogliano, nel contenimento del Gambero rosso della Louisiana, una specie aliena invasiva presente in alcune aree del Parco, come le zone umide di Caprolace, Fogliano e Monaci.

Tale attività sperimentale, volta allo studio di potenziali ingredienti innovativi e sostenibili in acquacoltura, ha permesso la cattura di oltre 23.000 gamberi, limitando l'espansione di questa specie dannosa nel Parco. Il progetto SUSHIN, infatti, ha come principale obiettivo quello di implementare soluzioni mangimistiche innovative per gli allevamenti di pesce italiani, salvaguardando la qualità e la sicurezza alimentare del prodotto ittico. Per far questo intende reperire e testare nuove materie prime per la formulazione di mangimi da acquacoltura che rispondano anche a esigenze di sostenibilità ambientale. In questo anno di attività, i ricercatori del Crea hanno sperimentato, insieme ad altre materie prime sottoutilizzate, una farina ottenuta da questo crostaceo. Tale farina ottenuta dal Gambero rosso della Louisiana  è stata identificata come uno dei possibili ingredienti per i mangimi da acquacoltura da testare su specie allevate quali orata e trota iridea.

"Siamo soddisfatti per i risultati raggiunti in questo anno di attività, è stato fatto un importante passo avanti in ambito di agricoltura biologica e sostenibilità ambientale, proprio perché trasformano questa seria minaccia per la biodiversità del Parco  in mangime negli allevamenti di pesce certificati bio -  dichiara il direttore dell'Ente Parco Paolo Cassola – . E' solo l'inizio di un duro e importante lavoro per salvaguardare il patrimonio naturalistico dell'area protetta e non solo". 

 

La stessa notizia è stata ripresa dai giornali online Latina Oggi e ItaliaAmbiente.

 

 a cura di Alessandra Crisà (CREA)

Leggi la prima parte

Una recente normativa europea (Reg. UE n. 56/2013) ha reintrodotto l’uso di proteine animali trasformate (PAT) da non ruminante nell’alimentazione dei pesci d’acquacoltura. Un’attenzione specifica è richiesta nel controllo della qualità dei mangimi e delle materie prime per questo settore. Il progetto SUSHIN ha previsto, fra le diverse attività che lo caratterizzano, una serie di studi per approfondire questo aspetto.

L’approccio genetico per la rilevazione di DNA di ruminante in farine di pollo

Questo studio ha previsto nella sua prima fase le prove di estrazione di DNA da 3 tipologie di ingredienti in uso comunemente dalle aziende di mangimi per l’acquacoltura (forniti dalla Nutreco N.V., azienda mangimistica che produce specialità zootecniche, premiscele e servizi nutrizionali all’industria dell’alimentazione animale). I campioni analizzati sono stati: a) farina di pollo esente da contaminazione da ruminanti b) siero di latte liofilizzato c) farina di ruminante.

Sulla base dei risultati di questa prima fase, incentrata sull’estrazione del DNA da campioni di farine animali e derivati del latte si procederà all’uso di un approccio genetico quantitativo, la real-time PCR, per la verificare sia la sua efficacia che la sensibilità nel quantificare tracce di DNA di mammifero in campioni di farina avicola. Quale fonte di contaminazione di DNA di ruminanti verrà utilizzata la farina di “ciccioli di bovino” e siero di latte liofilizzato.

Per le tre tipologie di campioni sono state utilizzate quantità crescenti di materiale di partenza (da 25 a 500 mg). Per verificare la presenza quanti/qualitativa di acidi nucleici nei campioni in esame sono stati applicati quattro protocolli di estrazione con kit della ditta Promega®.

Il primo kit prevede un’estrazione classica con tamponi di lisi, di precipitazione e di lavaggio previ passaggi in centrifuga da banco.

Il secondo kit prevede, oltre ai suddetti passaggi, l’uso di colonnine specifiche per il legame e la successiva eluizione di DNA.

Il terzo e quarto kit prevedono l’impiego di cartucce specifiche per l’estrattore automatico Maxwell 16TM (Promega) e diversi metodi di pre-trattmento del campione. Il quarto kit è stato provato solo sul siero di latte liofilizzato.

In tutte le prove è stato inserito un trattamento enzimatico per l’eliminazione dell’RNA dai campioni.

I campioni sono stati sottoposti a controlli quali/quantitativi mediante lettura spettrofotometrica e elettroforesi in gel di agarosio 1%.

RISULTATI

  1. Per quanto riguarda le quantità di materiale di partenza è stato ottenuto DNA di buona qualità e quantità sufficiente a partire da 25 mg di farina di pollo o ruminante.
  2. Nel caso del siero di latte, con i protocolli utilizzati, non sono state ottenute quantità di DNA confrontabili con quelle delle farine, ma molto inferiori, per quantità e qualità, al limite di rilevamento, sia in gel di agarosio che in spettrofotometria.
  3. Tra i kit testati è stato selezionato quello che ha ottenuto le rese migliori sia per quantità che per qualità del DNA estratto. 
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Il DNA estratto presenta un peso molecolare molto basso, indice di un alto grado di degradazione, come ci si aspettava da campioni biologici sottoposti a trattamenti termici o fisici molto invasivi. Si noti l’aumento di intensità delle bande all’aumentare della quantità del materiale di partenza utilizzato. Nei campioni derivati da siero di latte non è presente DNA “visibile”. 

 a cura di Maria Miarelli (CREA)

 

Una recente normativa europea (Reg. UE n. 56/2013) ha reintrodotto l’uso di proteine animali trasformate (PAT) da non ruminante nell’alimentazione dei pesci d’acquacoltura. Un’attenzione specifica è richiesta nel controllo della qualità dei mangimi e delle materie prime per questo settore. Il progetto SUSHIN ha previsto, fra le diverse attività che lo caratterizzano, una serie di studi per approfondire questo aspetto.

L’analisi microscopica per il controllo di contaminazioni di ossa di mammifero in farine di pollo

Le attività svolte hanno riguardato:

  1. la verifica della presenza di eventuale contaminazione da farina di mammifero in campioni di farina di pollo;
  2. la stima quantitativa dell’incidenza di ossa di mammifero in campioni caratterizzati da un diverso rapporto di farina avicola e farina di ruminante.

Per le prove analitiche è stato adottato il metodo microscopico di cui di cui alla direttiva 2003/7126/CE della commissione del 23 dicembre 2003 che stabilisce il metodo analitico per la determinazione dei costituenti di origine animale nell’ambito del controllo ufficiale degli alimenti (Fig. 1).

 Figura1

Il metodo consente di individuare farine animali nei mangimi, di identificare la classe zoologica di appartenenza (mammifero, avicolo, pesce) e di stimare la percentuale di tessuto osseo.
Le farine animali di diversa classe zoologica di provenienza sono accomunate dalla presenza di elementi organici aspecifici, quali fibre muscolari, gelatina, sangue. Tuttavia tali farine possono distinguersi per elementi organici caratteristici della classe di appartenenza (peli per i mammiferi, piume per i polli, scaglie per i pesci).
A fronte di ciò l’elemento chiave nell’analisi microscopica è però costituito dai frammenti di ossa (frazione inorganica), che, per la loro struttura istologica altamente specifica, consentono di identificare la classe zoologica di appartenenza (Fig. 2).
I frammenti di ossa, inoltre, consentono di effettuare una stima quantitativa della loro presenza, da cui è possibile risalire, qualora si conosca la quota organica percentuale della tipologia di prodotto in analisi, alla stima totale della farina animale presente nel prodotto.

 Figura2

  1. Analisi microscopica delle farine animali (proteine animali trasformate – PAT)

Lo studio ha preso in considerazione 5 farine di residui di macello avicolo di diversa provenienza, caratterizzate da una diversa incidenza di scarti di pollo e tacchino. Per ogni farina, un campione di 10g è stato introdotto in un imbuto separatore con circa 200 ml di tetracloroetilene, per separare la frazione organica dalla frazione inorganica. La frazione inorganica (più pesante) è stata raccolta in una capsula, quella organica è stata ottenuta previa filtrazione. La frazione inorganica è stata essiccata, pesata e setacciata ottenendo due frazioni granulometriche (>0,5 e <0,5mm).
Ogni singolo frammento di ossa della frazione >0,5 è stato pesato con l’approssimazione di 1 10-5g, schiacciato, aggiunto di una soluzione di acqua e glicerina ed osservato al microscopio ottico.
Inoltre sono stati allestiti diversi preparati della frazione <0,5 ed esaminati al microscopio ottico, contando i frammenti presenti in ciascun campo ottico esaminato, al fine di valutare la percentuale delle particelle di ossa estranee al prodotto eventualmente presenti.
Sono stati allestiti alcuni preparati della frazione organica, al fine di rilevare la presenza di elementi estranei al prodotto in esame.

In ciascuno dei 5 prodotti esaminati non è stato riscontrato alcun elemento riconducibile alla presenza di farine di mammifero.

 

  1. Analisi quantitativa di frammenti di ossa di mammifero in farina di pollo negativa per PAT di ruminante

Lo scopo dello studio era quello di verificare l’efficacia e la sensibilità dell’esame microscopico nel quantificare tracce di farina di mammifero in campioni di farina avicola. Quale fonte di contaminazione di frammenti di osso di ruminanti è stata utilizzata la farina di “ciccioli di bovino” che all’esame microscopico è risultata contenere una frazione ossea dello 0,6 %.  La PAT avicola presentava invece il 14,0 % di frazione inorganica (ossa).
Conoscendo quindi le rispettive quote di materiale organico ed inorganico (ossa) delle due farine di partenza, è stata preparata in laboratorio una miscela delle due farine con una percentuale nota di ossa di mammifero (0,1 %). Tale limite coincide con il valore di sensibilità del metodo indicato nella normativa (Dir. 2003/7126/CE) ed è stato deciso inoltre sulla base dell’esperienza decennale dai laboratori del Centro di Zootecnia e Acquacoltura del CREA, che hanno effettuato le analisi di revisione dei prodotti zootecnici contestati in prima istanza per la presenza di farine animali nell’ambito dei controlli BSE.
Il campione così costituito in laboratorio è stato sottoposto ad analisi microscopica seguendo il protocollo descritto precedentemente, quindi analizzando tutta la frazione inorganica (ossa >0,5 e <0,5) per la ricerca e rispettiva quantificazione di frammenti ossei delle due classi in esame.

A fronte di una preparazione del campione di analisi contenente 0,1% di ossa di mammifero, la stima quantitativa della presenza di ossa di mammifero è stata di 0,166 % a dimostrazione dell’idoneità dell’applicazione del metodo microscopico di stima quantitativa anche per le indagini su matrici esclusivamente di origine animale come le PAT.

 Immagine3

Leggi la seconda parte

La farina di insetti per acquacoltura è una risorsa con ottime potenzialità di utilizzo, impotante per far fronte ad una richiesta di mangimi di origine ittica sempre meno sostenibili dal punto di vista dello sfruttamento delle risorse marine. Gli insetti sono una delle fonti alternative di mangimi proposti per trota, spigola e orata del progetto Sushin, che è stato presentato, assieme ad e alcuni primi risultati, al convegno "Insetti nella nutrizione animale: stato dell’arte, criticità tecniche e aspetti normativi", convegno finale del progetto INSECTA. Il convegno, organizzato il 14 dicembre 2018 da CREA nella sua sede di Monterotondo (Roma), ha avuto in programma una relazione della ricercatrice Cardinaletti (Università di Udine) dal titolo "Stima del valore nutritivo di farine di Hermetia illucens in trota e spigola" (Cardinaletti G.,  Capoccioni F., Pulcini D., Failla S., Contò M., Tibaldi E.).
 
 
 
A cura di Silvia Ceschini, Ufficio Stampa della Fondazione Edmund Mach.
 
 
NB: contiene solo l'indice degli articoli, in ottemperanza al rispetto dei diritti delle testate sulla riproduzione del materiale pubblicato.
Dal suo inizio (30 gennaio 2017), il progetto Sushin ha visto pubblicati (in carteceo o su testate online) 5 su riviste di settore, 29 articoli su riviste non di settore (in entrambi i casi sia locali che nazionali) e anche un articolo su Aquaculture, prestigiosa rivista scientifica indicizzata ("peer review"). 
 
Scarica la rassegna stampa (a cura di Silvia Ceschini, Ufficio Stampa della Fondazione Edmund Mach).
 
NB: contiene solo l'indice degli articoli, in ottemperanza al rispetto dei diritti delle testate sulla riproduzione del materiale pubblicato.
Il Ricercatore Fernando Lunelli (FEM) ha presentato il progetto Sushin al pubblico specializzato di Seafood Summit. L'evento - organizzato dalla Rivista Mark Up in collaborazione con Chiodi Consulting - si è svolto mercoledì 7 novembre a Rimini, presso il Palacongressi.