SUSHIN

SUSHIN

SUSHIN - SUstainable fiSH feeds INnovative ingredients è un progetto triennale che punta alla ricerca di nuovi ingredienti da utilizzare nei mangimi per le principali specie ittiche allevate in Italia.  L’obiettivo è di migliorare l’alimentazione con l’introduzione di diete innovative per branzino, orata e trota.

La prima replica della "cena con i ricercatori Sushin" è avvenuta in occasione di un evento prestigioso, la Notte dei Ricercatori, ospitata a Trento al MUSE e nel limitrofo quartiere delle Albere.

Alla Notte dei ricercatori di Trento partecipano abitualmente alcune migliaia di persone, attratte dalla possibilità di sbirciare più da vicino nel mondo spesso sconosciuto del lavoro di ricercatore. I ricercatori Francesca Fava e Filippo Faccenda hanno raccontato ai commensali del ristorante NH, davanti ad un menu - naturalmente - a base di pesce e vino trentino, le prospettive del progetto Sushin.

A differnza della cena col ricercatore svolta a giugno a Levico, questa volta si è sconfinati nel pesce di mare: dopo un primo piatto a base di trota affumicata, ha fatto la sua comparsa un'orata al cartoccio con cozze vongole e verdure.

A questo punto, il branzino - la terza specie protagonista del progetto Sushin - sarà irrinunciabile per il terzo appuntamento, ancora da mettere in programma!

L'Istituto Zooprofilattico Sperimentale di Abruzzo e Molise (IZSAM) ha realizzato un video di presentazione del progetto Sushin, ora disponibile online. Il filmato, della durata di 10 minuti, illustra le linee di ricerca del progetto, con interviste ai protagonisti di questo progetto. 
 
Qui il link al video.

Il progetto Sushin inizia a farsi conoscere anche nel mondo scientifico. Infatti la prestigiosa rivista internazionale Aquaculture (pubblicata da Elsevier) ha pubblicato un articolo frutto del lavoro congiunto di alcuni ricercatori nell'ambito del progetto Ager2-Sushin.

L'articolo, firmato a nome di Elisabetta Giorgini, Basilio Randazzo, Giorgia Gioacchini, Gloriana Cardinaletti, Lisa Vaccari, Emilio Tibaldi, Ike Olivotto, si intitola "New insights on the macromolecular building of rainbow trout (O. mykiss) intestine: FTIR Imaging and histological correlative study". E' il frutto del lavoro congiunto svolto dai ricercatori dell'Università Politecnica delle Marche, dell'Università di Udine e della SISSI Beamline, Elettra - Sincrotrone di Trieste.

 

Di seguito la sintesi del contenuto dell'articolo.

L’intestino dei pesci svolge varie funzioni fisiologiche essenziali e la sua integrità è indispensabile per garantire la crescita ed il benessere dei pesci. Le tecniche di laboratorio proposte per studiare la morfologia e la fisiologia dell’intestino dei pesci sono numerose. Tra queste l’istologia classica rappresenta ad oggi uno degli standard di riferimento. Tuttavia questa tecnica è dispendiosa in termini di tempo e non fornisce informazioni esaustive sulla composizione macromolecolare dei tessuti (zuccheri, proteine, lipidi, acidi nucleici).
Questo articolo propone un nuovo approccio per lo studio dell’intestino dei pesci: la spettroscopia Infrarossa in Trasformata di Fourier (FTIR). Si tratta di una tecnica analitica veloce, che non necessita di colorazioni specifiche, che analizza le transizioni vibrazionali (cioè i cambi di stato energetico) indotte sui tessuti dall’interazione con la radiazione elettromagnetica. Sulla base delle caratteristiche vibrazionali di alcune classi di gruppi funzionali molecolari, e di legami molecolari, l’FTIR permette quindi l’analisi della composizione macromolecolare del tessuto studiato.
Questa nuova tecnica è stata testata sulla trota iridea (O. mykiss), specie importante per l’acquacoltura moderna. Su di essa, per la prima volta, oltre alle tradizionali analisi istologiche, sono state valutate la composizione biochimica e la relativa distribuzione macromolecolare della mucosa intestinale mediante FTIR. Si è dimostrato che i dati spettrali possono essere considerati un complemento alle analisi istologiche tradizionali e saranno pertanto applicati in tutte le attività di ricerca del progetto Sushin.

L'articolo è consultabile gratuitamente sul sito dell'editore fino al 13 settembre 2018.

Il magazine televisivo di scienza, natura e tecnologia, ideato e condotto da Piero Angela, questa volta getta luce sulle caratteristiche dei pesci di allevamento, sulle loro proprietà nutrizionali, sui mangimi attuali e sugli alimenti innovativi sostenibili, come quelli che si propone di ottenere il progetto SUSHIn (SUstainable fiSH feed INnovative ingredients). È stato intervistato a proposito il dott. Fernando Lunelli, responsabile scientifico del progetto Sushin per la Fondazione Mach. La trasmissione è andata in onda mercoledì 18 luglio.
 
Qui il comunicato stampa della Fondazione Mach relativo all'evento. Qui il link diretto al servizio di Superquark dal sito internet di Ager.

Arrivano le prime risposte ai quesiti che ci si è posti in Sushin.

Per formulare nuovi mangimi da impiegare in acquacoltura, occorre individuare la materia prima con cui preparli. I principali candidati sono quattro fonti proteiche alternative: una farina derivante da sottoprodotti della macellazione degli avicoli (polli e tacchini) e tre farine ricavate da larve di mosca, da gamberi selvatici d’acqua dolce (appartenenti a una specie alloctona e invasiva in Italia) e da micro-alghe.

L'Università di Venezia ha valutato le possibili conseguenze ambientali derivanti dall’uso di tali ingredienti, andando a confrontare i processi di lavorazione necessari per ottenere le quattro diverse farine ed è arrivato alla conclusione che la produzione di farina di gambero sia la meno sostenibile.

Per arrivare a questa valutazione i ricercatori hanno applicato l'Analisi del Ciclo di Vita (Life Cycle Assessment - LCA). La prima fase di raccolta dati, possibile grazie alla preziosa collaborazione di varie aziende produttrici di tali farine, ha permesso di mettere a confronto gli INPUT (le risorse consumate per ogni formulazione, ossia i flussi di materia ed energia in entrata nel loro sistema produttivo) e le EMISSIONI (gli eventuali scarichi emessi in natura, ossia i flussi in uscita) dei quattro cicli di produzione.

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Schema semplificato della produzione di farina a partire da larve di mosca. La voce di input “MATERIALI” include la produzione e trasporto in azienda di tutti i materiali necessari all’ordinario svolgimento delle attività di allevamento e lavorazione (es. mangime; cassette per l’allevamento)

 

Dopo l’acquisizione dei dati si è passati alla creazione di un modello digitale contenente tutti i sopracitati flussi. In questo modo è stato possibile creare una simulazione virtuale del processo di lavorazione alla base della produzione di ciascuna farina. Le simulazioni relative alle farine di avicoli, di gambero e di larve di insetto sono state ultimate, mentre quella sulle micro-alghe è nella sua fase conclusiva.
A partire dalle tre simulazioni, sono infine state quantificate alcune significative categorie di impatto sull'ambiente, nello specifico: (i) il consumo di risorse naturali (Abiotic depletion); (ii) il contributo al riscaldamento globale (Global Warming); (iii) il contributo al tasso di eutrofizzazione delle acque (Eutrophication). I risultati preliminari di queste analisi sono stati sintetizzati nella figura seguente.

figura 2.png

Risultati preliminari dell’Analisi del Ciclo di Vita su tre delle quattro farine proteiche. Per confrontare tra loro le diverse opzioni, i valori sono riportati su una scala da 0 a 1, dove 0 corrisponde a un impatto ambientale nullo e 1 al valore massimo fra quelli ottenuti dalle tre farine.

 

I risultati hanno mostrato come la produzione di farina di gambero sia la meno sostenibile per quanto riguarda tutte le categorie di impatto considerate (e pertanto è sempre stato attribuito ad essa il valore “1”). L'entità di tali impatti è principalmente dovuta al fatto che la produzione di farina di gambero è l'unico processo ancora allo stadio sperimentale e ha comportato quindi lungo tutta la filiera (e soprattutto nella fase di pesca) una serie di sprechi e di consumi che potrebbero essere ridotti ottimizzando il sistema.

La sostenibilità ambientale delle altre due alternative è sorprendentemente simile, soprattutto se si tiene conto del fatto che le larve di mosca possono essere allevate, per loro natura, in spazi molto ridotti e richiedono un processo di produzione e lavorazione molto più breve e semplice di quello previsto per gli scarti di macellazione avicola. Questi ultimi, benché si “portino sulle spalle” una parte del peso ambientale legato all’intera filiera del pollame (dall’uovo all’animale pronto per la lavorazione), hanno infatti mostrato delle performance ambientali molto incoraggianti. Un'analisi ancora più dettagliata di queste ultime due farine ha poi mostrato come tali impatti siano principalmente ascrivibili alla tipologia e quantità di mangime utilizzato durante la fase di allevamento degli animali e, in seconda istanza, alla tipologia di energia elettrica consumata (ossia quella della rete elettrica nazionale, tuttora costituita principalmente da energia proveniente da fonti non rinnovabili).

 Di Silvia Maiolo, Università di Venezia Cà Foscari, Dip. di Scienze Ambientali, Informatica e Statistica

 

 

 

Alcuni ricercatori del progetto SUSHIN hanno preso parte alla seconda edizione del workshop "Organic farming and agro-ecology as a response to global challenges" organizzato da "GRAB-IT", in collaborazione con l'Università degli Studi di Napoli Federico II e l'Associazione Scientifica Centro di Portici , che si è tenuto a Capri dal 27 al 29 giugno 2018.
 
Numerosi esperti internazionali hanno discusso sul futuro dell'agricoltura biologica. Si è trattata di una bella occasione per esporre le tematiche del progetto Sushin mediante un poster, presentato da CREA e dall'Università di Udine. Il  poster intitolato "Louisiana red crayfish meal: a novel functional feed for organic fish diets?" ha illustrato le possibilità di utilizzare il gambero rosso della Louisiana, una specie invasiva, come mangime negli allevamenti di pesce certificati bio.
 
poster
Il Gambero Rosso della Louisiana arriva sulle frequenze di Radio Cusano Campus. A parlare del crostaceo, una della specie aliene invasive attualmente più dannose in Italia e in Europa, è Fabrizio Capoccioni, ricercatore del Centro di ricerca di Zootecnia e Acquacoltura del CREA. Ma perché tanto interesse per il Gambero della Louisiana? Capoccioni ha spiegato nel corso del programma Unicusano Up Magazine cosa stanno facendo i ricercatori del progetto Sushin e perché questa specie così invasiva potrebbe essere trasformata in una risorsa per l’acquacoltura. Settore in forte espansione, su cui si sta investendo molto in quanto considerato di gran lunga più sostenibile della pesca. Eppure i mangimi attualmente impiegati in acquacoltura sono prodotti con risorse naturali limitate, come farine di pesce (piccoli crostacei) o farine vegetali (soia). Riuscire a impiegare scarti di lavorazione o specie invasive di cui si ha l'obbligo di eradicazione sarebbe un bel passo avanti verso quell'alimentazione sostenibile di cui tanto si parla e che è stato il claim di EXPO 2015. 
 
Per saperne di più ascolta per intero la radiointervista.

Nell'ambito della Giornata Mondiale della Terra, dal 21 al 25 aprile i ricercatori del CREA saranno presenti con uno stand nell’Area scientifica del Festival dell'”Educazione alla Sostenibilità – I giovani sulla strada dell’Agenda 2030″ che si svolgerà a Villa Borghese a Roma.

Insieme ai Carabinieri forestali del Parco Nazionale del Circeo, verranno raccontate le attività del progetto SUSHIN rivolte al sostegno della biodiversità e dell’acquacoltura sostenibile.

Questo il link all'evento dal sito CREA.

Si è tenuto a Teramo, presso la splendida sede dell'Istituto Zooprofilattico di Abruzzo e Molise (IZSAM) il primo incontro annuale del progetto Sushin.
 
 
La prima giornata è stata dedicata al confronto tra i partner, mentre nella seconda sono stati invitati i rappresentanti di aziende, amministrazioni, università, servizi sanitari interessati alle tematiche di Sushin.
 
Qui un resoconto pubblicato sul sito di IZSAM. Di seguito una galleria di immagini scattate nelle due giornate. 
Organizzato da Fondazione Edmund Mach (FEM), il workshop dal titolo Troticoltura: Sushin tra le idee e i progetti di ricerca a partecipazione FEM si è preposto l'obiettivo di discutere delle linee di ricerca FEM sulla troticoltura.
Il progetto Sushin è stato presentato al pubblico di imprenditori e personale tecnico e di ricerca che segue il settore dell'acquacoltura. Oltre al responsabile del settore presso FEM, dott. Fernando Lunelli, e alla dott.sa Silvia Maiolo, è intervenuto il prof. Tibaldi, responsabile dell'intero progetto Sushin, che ha illustrato al pubblico gli aspetti innovativi del progetto, mettendo in luce la rilevanza anche applicativa dei risultati che si intendono conseguire.
 
Qui il programma della giornata.