AGER ACQUACOLTURA - La nostra ricerca per il consumatore
La ricerca scientifica e biotecnologica contribuisce a rispondere alle sfide moderne della società al fine di garantire una crescita sostenibile, nel rispetto della salute e della tutela dell’ambiente. Obiettivo primario della ricerca è quello di generare conoscenza, da cui la società possa trarre beneficio. Risulta quindi fondamentale riuscire a comunicare i risultati della ricerca scientifica ad un pubblico eterogeneo con l'obiettivo di non lasciare spazio al proliferare delle fake news, notizie false volutamente diffuse con l’intento di manipolare l’opinione pubblica andando a far leva sulle insicurezze e le emozioni di chi le legge o le ascolta.
Rappresentando un settore di nicchia e con scarsa informazione, l’acquacoltura costituisce quindi terreno fertile per la nascita di fake news.
La comunicazione ha dunque rivestito un ruolo centrale nel progetto 4F, consentendo la diffusione capillare di oltre 50 articoli divulgativi volti ad approfondire i temi della sostenibilità in acquacoltura e di oltre 18 pubblicazioni su riviste scientifiche peer-reviewed, dedicate ad illustrare e condividere i risultati ed i progressi del progetto con la comunità scientifica. La partecipazione a numerosi congressi, convegni e fiere di taglio nazionale ed internazionale ha permesso la diffusione degli intenti del progetto con mangimisti, allevatori, economisti agrari e ricercatori provenienti da tutto il mondo.
 
Di seguito l'intervento di Melissa Balzarotti, project manager presso il Consorzio Italbiotec e responsabile della comunicazione del progetto 4F.

Alimenti per l’acquacoltura che guardano sempre più al futuro e alla sostenibilità. Trovare un formulato mangimistico che possa contribuire a uno sviluppo green del settore acquacolturale è il fine ultimo del progetto SUSHIN, che ha recentemente individuato nelle farine di pupe di Hermetia illucens, nei sottoprodotti della lavorazione avicola e nel gambero rosso della Luisiana degli ingredienti interessanti per l’alimentazione dell’orata. I pesci alimentati con diete in cui erano presenti questi ingredienti in sostituzione parziale delle proteine vegetali hanno infatti mostrato una crescita e una qualità nutrizionale equivalente al gruppo di controllo (alimentato con sole proteine vegetali).

E’ noto da un po’ di tempo che alcuni acidi grassi mediano l’attività antivirale sebbene attraverso meccanismi diversi e non sempre noti. In generale le loro proprietà antimicrobiche si concentrano sulle membrane della cellula del microorganismo scatenando contro di essa radicali liberi, formazione di perossidi lipidici citotossici, oppure metaboliti immunomodulatori. Acidi grassi liberi, come acidi oleico, arachidonico e linoleico, hanno in passato dimostrato di poter inattivare l’involucro di herpes virus e virus dell’influenza.

E’ inoltre noto che l'introduzione di acido linoleico o acido arachidonico nelle cellule infette, riduce significativamente la capacità riproduttiva del virus HCoV-229E, un coronavirus che infetta sia l’uomo che i pipistrelli, molto simile al SARS-CoV-2, agente eziologico del Covid-19.

Ma andiamo con ordine. Affinché la cellula ospite si infetti con il virus SARS-CoV-2, occorre che una componente critica della glicoproteina virale Spike (S) che si trova su tutti i coronavirus, nota con la sigla RBD (Receptor Binding Domain), entri in contatto con un recettore della cellula ospite noto come ACE2. Quest’ultimo è un recettore tipico di cellule che troviamo nelle vie respiratorie umane e di altre specie, ma anche in apparato digerente di vari organismi, compreso il pesce. Una volta entrato in contatto col recettore ACE2, il virus riesce a trasferire il proprio nucleo all’interno della cellula ospite, infettandola. E’ proprio su tale meccanismo che agiscono i vaccini, ossia inducendo la produzione di anticorpi che vadano ad intercettare una delle proteine della superficie virale (proteina S o Spike), affinché questa non possa entrare in contatto col recettore ACE2.

In un recentissimo studio condotto da ricercatori polacchi dell’Università di Cracovia (Ana Goc, Aleksandra Niedzwlecid e Matthias Rath), è stato dimostrato che gli acidi grassi polinsaturi omega-3 a lunga catena (PUFA), tipici dei prodotti ittici, sono in grado di inibire proprio questo tipo di contatto. I ricercatori polacchi hanno effettuato varie prove, utilizzando anche forme di pseudo-virus, osservando che prevalentemente l’acido linolenico, l’acido linoleico e l’acido eicosapentaenoico (EPA) inibiscono l’attacco di virioni SARS-CoV-2 al recettore ACE2. Sebbene occorrano altri studi in vivo per valutare l’effettivo livello di protezione che se ne può ottenere, sembra ormai accertato che una dieta ricca di pesce possa costituire una barriera di difesa contro alcuni virus patogeni, tra i quali il SARS-CoV-2, ossia l’agente eziologico della sindrome tristemente nota come Covid-19.

 

Marco Saroglia

Uno studio sulla pelle della trota iridea, pubblicato recentemente dal gruppo di ricerca di Acquacoltura del Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agrarie, Alimentari, Ambientali e Forestali (Dagri) dell’Università di Firenze, in collaborazione con l’Università di Udine, su “Waste and Biomass Valorization”, dà conto dell'indagine eseguita per il progetto Ager 2 - SUSHIN sugli effetti dei mangimi alternativi alla farina di pesce, tema generale del progetto stesso. Una parte importante del progetto è relativa alla valutazione degli effetti sui pesci - in questo caso la trota - in termini di valore nutritivo. Esiste infatti l'evidenza che diete povere di proteine animali tendono a diminuire il contenuto delle carni in omega-3. 
 
A come Alpi è una trasmissione TV che settimanalmente presenta al pubblico aspetti della ricerca svolta presso la Fondazione Edmund Mach di S. Michele all'Adige (NT). La 16a puntata è andata in onda il 16 ottobre, con un'apertura dedicata all'acquacoltura, dove anche il progetto SUSHIN è stato menzionato come una delle attività portanti per l'impianto sperimentale di itticoltura. 
 
La puntata si può vedere a questo link.
 
 
La ricerca al tempi di COVID-19. Anche l'Università di Milano-Bicocca non si ferma e, di fatto, non si è fermata mai. In un momento così critico, abbiamo attuato tutte le misure necessarie e previste per legge per mantenere le distanze sociali e non contribuire alla diffusione della pandemia e, tra smart working (forse meglio dire "home" working) e riunioni da remoto, il nostro gruppo, lo ZooPlantLab, è riuscito a mantenere viva la ricerca.